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Depuratori d’acqua: fanno risparmiare? Quando conviene installarli ?

Un sistema di depurazione ed erogazione dell’acqua che sgorga dal nostro rubinetto può aiutare a ridurre il consumo di plastica, le spese e il “peso” dei rifornimenti. Vediamo perché e quanto può costare e se sono previste agevolazioni.

Le ultime siccitose annate ce lo stanno dimostrando: i cambiamenti climatici sono qui e adesso e a risentirne sono anche i nostri approvvigionamenti d’acqua, bene sempre più prezioso e raro. In questo senso l’istituzione della Giornata Mondiale dell’acqua, che si celebra il 22 marzo, assume un valore sempre più importante, a livello globale. Quello dell’acqua costituisce un problema fra i più urgenti da affrontare, e se prima ci si poneva “solo” la questione qualità, ora si ragiona di sprechi e di consumi, valutando l’impatto delle nostre scelte sull’ambiente.

L’Italia è il paese europeo che detiene il primato per il consumo di acqua potabile: si parte da circa 150 litri al giorno per arrivare a 240 per persona. Inoltre, nel vecchio continente siamo capolista per uso di acqua in bottiglia, con circa 188 litri pro capite all’anno, e secondi al mondo. Ciò si traduce in un consumo annuo di circa 9 miliardi di bottiglie di plastica, creando un danno per l’ambiente perché le bottiglie in PET non sono biodegradabili (per quanto si stia cercando di renderle più “green” e se ne riciclino già molte) e possono impiegare fino a 1.000 anni per decomporsi. Senza contare l’uso di gas e petrolio per produrle.

Tracciato questo quadro, e fermo restando che l’acqua che esce dai rubinetti nel nostro Paese è mediamente sicura (variazioni di gusto e durezza a parte), sono ancora moltissimi gli italiani che preferiscono le acque in bottiglia, sia in plastica che nel più ecologico vetro. Altri invece si stanno orientando verso sistemi alternativi, dalle semplici caraffe filtranti a veri e propri impianti di depurazione o erogazione d’acqua, che sembrano fornire maggiori vantaggi e la comodità di avere acqua filtrata dal rubinetto in qualsiasi momento. Prima di analizzare i principali e più diffusi, proviamo a fare alcune considerazioni di carattere pratico.

Acqua in bottiglia, i costi

Si calcola che una famiglia di almeno tre persone spenda più di 50 euro al mese per l’acqua, considerando che ogni persona dovrebbe berne almeno due litri al giorno, quindi una confezione a settimana. Nei mesi estivi poi il consumo cresce nettamente. Siamo quindi sui 600 euro annui di spesa per la sola acqua da bere.

Andando più nel dettaglio, in commercio esistono diverse marche e tipologie di acqua, da quella minerale a quella più o meno frizzante, con evidenti differenze di prezzo, che varia anche in base al formato. I prezzi delle acque in bottiglia di plastica più diffuse nei supermercati italiani variano da 11 centesimi a 1 euro, con una media di prezzo di 60 centesimi al litro. Per le acque in vetro, si parte da 79 centesimi al litro, difficile stabilire un costo massimo (i fattori sono molteplici, dal design della bottiglia alla provenienza dell’acqua), ma possiamo dire che la media si aggira intorno ai 90 centesimi circa, cui vanno aggiunti altri costi, in caso di consegne a domicilio.

Sistemi di depurazione

Premessa: prima di scegliere quale sistema comprare tra tutti quelli presenti sul mercato, bisognerebbe capire i motivi per cui si vuole procedere al trattamento dell’acqua di casa (è dura e si vogliono preservare gli elettrodomestici, è questione di gusto, un’acqua trattata può essere più salubre da bere…). Per migliorare il sapore e l’odore dell’acqua del rubinetto a volte basta farla scorrere un po’ (non troppo, per evitare sprechi) prima di utilizzarla o usare delle caraffe filtranti (che hanno costi relativamente contenuti, ma richiedono una corretta gestione dei filtri). Inoltre, prima di acquistare un impianto che vada ad agire sulle caratteristiche chimiche dell’acqua domestica, sarebbe opportuno conoscerne la qualità, facendola analizzare.

Eliminare troppe sostanze dall’acqua poi non fa sempre bene alla salute. Chi ha già installato uno di questi strumenti si sarà reso conto che il liquido trattato diventa più dolce. Ciò accade perché viene alleggerito del residuo fisso, che in buona parte è composto anche da sali minerali, come calcio e magnesio, molto importanti per ossa e corpo in generale, e che contribuiscono, tra le altre cose, a prevenire l’osteoporosi.

Detto questo, se si è deciso di installare un impianto di trattamento per l’acqua, ecco i diversi sistemi, con i relativi pro e contro:

Addolcitore a resine a scambio ionico: riduce la durezza dell’acqua, che passa su una resina che scambia il calcio (responsabile della durezza) con ioni di sodio. Pro: si tratta di una tecnologia collaudata ed efficace; contro: l’acqua viene trasformata chimicamente, gli ioni calcio vengono sostituiti con sodio e/o potassio, in più è necessario il controllo e l’approvvigionamento di sale per la rigenerazione delle resine e l’apparecchio è ingombrante.

Addolcitore magnetico: intorno alla tubazione dell’acqua viene applicato un campo magnetico: in questo modo il calcare dell’acqua si trasforma in aragonite anziché in calcite e non forma incrostazioni a valle. Pro: è un processo esclusivamente fisico che non altera la composizione dell’acqua e l’apparecchio è di dimensioni ridotte; contro: l’effetto del campo magnetico non è definitivo, e la funzione antincrostante va diminuendo ad una certa distanza dall’impianto perché il calcio si riorganizza in cristalli incrostanti;

Osmosi inversa: processo per la disinfezione e depurazione dell’acqua da tracce di inquinanti come pesticidi, solventi, metalli. Riduce il contenuto di sali nell’acqua, dunque anche la durezza. Pro: l’impianto è piccolo ed efficiente, utile per trattare l’acqua di uso alimentare; contro: Il costo è elevato e può apportare un eccessivo impoverimento di sali minerali nell’acqua.

Microfiltrazione: sistema formato da filtri di maglia o granulato di carbonio, che trattengono le molecole organiche più grosse come quelle responsabili dei cattivi odori e sapori dell’acqua di rubinetto. Pro: adatti a un ampio spettro di inquinanti, migliorano sapore e odore dell’acqua, a costi contenuti; contro: è possibile una proliferazione batterica sul filtro, e non agiscono su metalli e nitrati.

Quanto costa un depuratore d’acqua domestico

Esistono diverse tipologie di depuratore che differiscono tra loro per dimensioni, costo, metodo di funzionamento (come abbiamo visto) o luogo di collocazione. Per quanto riguarda la collocazione è possibile parlare di depuratore acqua sottolavavello oltre che di depuratore sottozoccolo sopralavello. Al momento dell’acquisto è sempre bene rivolgersi a rivenditori specializzati che sappiano consigliare quale tipologia di depuratore si adatti alle esigenze del cliente.

Un depuratore a norma di legge, certificato dal Ministero della Salute può costare dai 1200 ai 3.500 euro per il top di gamma. il prezzo può variare in base al tipo di acqua desiderata (se si desidera solo acqua naturale senza refrigerazione e gasatura, il costo è minore perché il tipo di impianto è più semplice), al tipo di acqua da trattare e la tecnica di filtrazione (se la acqua è particolarmente dura o c’è presenza di arsenico meglio l’osmosi inversa, se si vuole solo eliminare il cloro, meglio la microfiltrazione che ha costi più bassi), alla potenza dell’impianto (un depuratore d’acqua che produce 40 litri all’ora è meno potente di uno che produce 100 litri all’ora), al tipo di contratto (se il contratto prevede la manutenzione annuale, garanzia e intervento in caso di guasti, ha un prezzo più alto).

A questo va aggiunta la manutenzione annuale, che prevede la sostituzione dei filtri e la sanitizzazione dell’impianto, che varia fra gli 80 e i 100 euro, a seconda della zona in cui si risiede.

Va detto che in rete si trovano anche depuratori fra i 300 e i 500 euro, ma in genere sono prodotti senza certificazione del Ministero della Salute o, in caso ce l’abbiano, da verificare. Inoltre sono costruiti con materiali che si degradano velocemente e potrebbero rilasciare sostanze tossiche nell’acqua che dovrebbero invece depurare.

Come qualunque prodotto, anche un depuratore d’acqua non può essere gratis: è il risultato del lavoro sia da parte dei produttori che dei tecnici che si occupano dell’installazione. Il concetto di “gratis” fa leva sul fatto che si possa avere il depuratore con lo stesso costo dell’acqua in bottiglia del supermercato, dunque senza “sborsare” un euro in più.

Differenza fra acquisto e noleggio

Con l’acquisto il depuratore è di nostra proprietà e i costi sono più bassi, ma bisogna considerare degli extra per eventuali guasti fuori garanzia. Inoltre quando dopo 15 anni si deve sostituire il depuratore, va acquistato di nuovo.

Il noleggio presenta altri vantaggi, a fronte di un maggiore costo annuale: è però possibile avere la sostituzione gratuita dell’impianto in caso di guasto, usufruire dell’assistenza tecnica ordinaria e straordinaria, farlo sostituire con uno nuovo quando sarà il momento, senza costi aggiuntivi.

Bonus depuratori

Esiste anche un Bonus acqua potabile, conosciuto anche come Bonus depuratore: l’agevolazione, gestita da Agenzia delle Entrate, consiste in un credito d’imposta del 50% delle spese sostenute, dal 1° gennaio 2021 al 31 dicembre 2023, per comprare e installare sistemi di filtraggio, mineralizzazione, raffreddamento e/o addizione di anidride carbonica alimentare, per un importo massimo delle spese è di 1.000 euro (per ciascun immobile, per le persone fisiche), o 5.000 euro (per ogni immobile adibito all’attività commerciale o istituzionale, per gli esercenti attività d’impresa, arti e professioni e gli enti non commerciali). Obiettivo della misura, incentivare famiglie e imprese a ridurre il consumo di contenitori di plastica. Le informazioni sugli interventi andranno trasmesse in via telematica all’Enea (Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile), mentre l’ammontare delle spese agevolabili andrà comunicato all’Agenzia delle Entrate tra il primo e il 28 febbraio dell’anno successivo a quello di acquisto. Il Bonus può essere utilizzato in compensazione tramite F24, oppure, per le persone fisiche non esercenti attività d’impresa o lavoro autonomo, anche nella dichiarazione dei redditi per l’anno della spesa e in quelle degli anni successivi fino al completo utilizzo del contributo. Basterà accedere all’area riservata dell’Agenzia delle Entrate tramite SPID, CIE, CNS o codice fiscale. Per maggiori informazioni è disponibile una guida completa dell’Agenzia con tutte le istruzioni per la compilazione.